Mulino Pellegro

L’ultimo mugnaio del Mulino Pellegro fu Giacomo Negruzzi, morto ormai da alcuni anni. La sua è stata una generazione
di mugnai, questo lavoro veniva trasmesso da padre in figlio fin dall’ottocento.
Spesso Negruzzi raccontava della sua vita passata, del suo lavoro, del suo mulino, soprattutto nei suoi ultimi anni, quando per la malattia, era costretto a stare a riposo. Ne parlava volentieri con entusiasmo, come se rivivesse quei momenti.
Diceva che il mulino ai suoi tempi era un luogo di incontri, perché vi arrivavano persone da paesi diversi che, attendendo il loro turno per poter macinare, chiacchieravano scambiandosi idee, novità e a volte concludevano affari: vendevano animali, attrezzi da lavoro, qualche pezzo di terra. Per macinare non c’erano prenotazioni, chi prima arrivava, prima veniva servito e, durante la mietitura, spesso accadeva di dover lavorare anche di notte per riuscire a soddisfare tutti.
A volte erano i contadini a caricare i loro sacchi sulle slitte e portarli al mulino, a volte era il mugnaio che mandava i suoi garzoni (Negruzzi negli anni ’40-50 ne aveva tre) a fare il giro dei clienti che caricavano sui muli i cereali, per poi consegnare a domicilio i macinati. Quando potevano, i contadini preferivano andare al mulino di persona, temendo di ricavare una farina che non fosse quella dei loro cereali. Partivano al mattino presto e, se a mezzogiorno il lavoro non era ancora terminato, mangiavano sotto un portico il pane e il companatico portato da casa.

 

Tratto da “La storia di Mulino Pellegro” a cura di Fiorenzo Debattisti, Simona Guioli, Maria Negruzzi e Riccardo Rancan.

La Storia di MulinoPellegro

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