PROGRAMMA PLURIENNALE DI INTERVENTI

OBIETTIVI DI TUTELA E VALORIZZAZIONE A BREVE E MEDIO TERMINE;

L’ecomuseo Il grano in erba ha tra i suoi obiettivi mettere in atto comportamenti consapevoli, segnalare la complessità delle relazioni nell’ambiente di vita di una comunità, i numerosi intrecci e le stesse relazioni tra uomo e ambiente. L’ecomuseo dovrà diventare il contenitore, il laboratorio, per sperimentare nuove azioni di valorizzazione del territorio nella sua dimensione più vera, riconosciuta e soprattutto viva.

Il patrimonio viene inteso come materiale e immateriale, nella sua definizione più ampia e completa. Detentrice e responsabile del patrimonio è la comunità locale che deve inventariarlo, valorizzarlo ai propri occhi, deciderne l’uso, la trasformazione o la protezione. Il grano in erba evidenzia  il ruolo fondamentale della comunità, vero fulcro dell’ecomuseo, come l’insieme delle persone che condivide un territorio e un genere di vita in un determinato momento storico. È nella comunità che la gente ordinaria, i cittadini, si formano, producono, consumano, educano, trasmettono. È la comunità il vero attore dello sviluppo locale, uno dei principali obiettivi degli ecomusei. Da qui deriva il continuo interesse dell’ecomuseo verso la comunità, il cui coinvolgimento è uno dei requisiti fondamentali per progettare, sviluppare e far vivere l’ecomuseo.

L’ecomuseo Il grano in erba intende porsi come istituzione particolarmente legata, per natura e storia, alle domande della collettività che in questa fase riguardano soprattutto come assicurare lo sviluppo economico in settori non tradizionali e come conservare un’identità nell’era della globalizzazione.

L’Ecomuseo Il grano in erba  intende avviare da subito un piano di  tutela e valorizzazione, che sarà scandito su due macro temporalità:

  1. messa a punto di un interventi a breve per quanto riguarda i beni già individuati
  2. attivazione di un percorso di tutela conseguente alla mappatura dei beni esistenti sul territorio.

    PROCEDURE, METODO E STRATEGIE ORGANIZZATIVE E DI AZIONE

Il ruolo strategico dell’ecomuseo è quello di essere processo, percorso e strumento attraverso cui gli individui possono trovare una strada per riscoprire denominatori comuni, in una parola per essere ancora e nuovamente comunità.

L’ecomuseo Il Grano in erba è  espressione della cultura di un territorio considerato nella sua globalità e strumento per il suo recupero, rilancio e valorizzazione.  La titolarità dell’iniziativa deve rimanere nelle mani della comunità locale che ha deciso di rappresentarsi e di “specchiarsi” in queste realizzazioni. L’ecomuseo accoglie e ospita volentieri il pubblico, manifestando così la sua volontà di relazionarsi, ma non è fatto per i visitatori; è prima di tutto fatto per se stesso, per la sua comunità, che decide, in piena autonomia, di  farne anche un fattore di sviluppo economico.

L’ecomuseo è un laboratorio per costruire un futuro condiviso dalle comunità, è momento di riflessione critica sul nostro modello di sviluppo: laboratorio di sostenibilità e luogo di reinterpretazione dinamica delle peculiarità locali per l’avvio di processi di sviluppo locale.

L’ecomuseo Il Grano in erba vuole essere un  come  processo dinamico con il quale le comunità conservano, interpretano e valorizzano il proprio patrimonio in funzione dello sviluppo sostenibile.

Il gruppo di lavoro che si costituito ha individuato alcuni aspetti prioritari nel percorso di lavoro che sia sta mettendo a punto

Processo dinamico significa che l’ecomuseo non è solo un fatto formale, un percorso disegnato sulla carta, ma dovrà corrispondere ad azioni concrete, capaci di cambiare la società e incidere positivamente sul paesaggio.

Per comunità si intende un gruppo caratterizzato da:

  • coinvolgimento generalizzato
  • responsabilità condivisa
  • ruoli intercambiabili : nell’ecomuseo operano amministratori, volontari, altri operatori locali.

Comunità non significa che le amministrazioni locali, un prodotto storico unico e un patrimonio della democrazia europea, non debbano contare, ma al contrario che il loro ruolo, per essere efficace, deve coinvolgere e saper andare oltre la ristretta cerchia degli addetti ai lavori.

Conservazione, interpretazione, gestione del patrimonio significa che della pratica dell’ecomuseo fanno parte la lettura e la comunicazione del proprio patrimonio, la capacità di reinterpretarlo e valorizzarlo. Il concetto di patrimonio è strettamente legato a quello di territorio, e include la storia delle persone e delle cose, il visibile e il nascosto, il materiale e l’immateriale, la memoria ed il futuro.

 Sviluppo sostenibile: è al centro degli obiettivi dell’ecomuseo e significa, fra l’altro, aumentare il valore del territorio anziché consumarlo. Il modello emergente individua oggi due elementi chiave in questo processo: la valorizzazione condivisa dei milieu territoriali, come descritti al punto precedente, e il rafforzamento delle reti di relazioni locali, nelle quali l’ecomuseo deve trovare un ruolo come catalizzatore nella costruzione di capitale sociale. 

Per patto si intende un accordo condiviso che presuppone impegni reciproci tra le parti, in base al  concetto di “voluntary meeting of people”.

L’identità locale. Questo aspetto emerge come una caratteristica chiave interpretata più come un elemento di processo, una dinamica fatta di scoperta delle proprie radici ma anche di selezione e quindi di scelta, di progetto consapevole, attraverso il quale si plasma e si organizza l’ecomuseo stesso, il suo staff, il suo rapporto con la comunità locale, piuttosto che come un elemento stabile, teoricamente definibile tanto da esperti esterni quanto dagli abitanti dei territori.

Coinvolgimento della comunità. E’ chiara la consapevolezza che la partecipazione va oltre la soglia dell’informazione o della consultazione. Partecipazione significa condivisione di obiettivi  e dei metodi per raggiungerli, significa idee che si devono mobilitare per costruire un progetto collettivo. Partecipazione non è adesione di massa a un progetto deciso da pochi, ma sforzo per ragionare in modo collettivo. Il concetto di partecipazione non può essere disgiunto da quello di organizzazione della società locale e richiede progetti specifici e non generici inviti al coinvolgimento.

L’ecomuseo si adopererà per coinvolgere anche altri comuni e comunità  omogenee per ampliare il suo territorio di riferimento.

Status e il ruolo. L’ecomuseo dovrà confrontarsi e lavorare  con altre realtà organizzate presenti nella società locale: amministrazioni locali di vari livelli, associazioni culturali o di altro tipo già preesistenti, interessi economici e lobby e quindi trovare  un suo ruolo come attore nello scenario dei poteri locali e questo richiede, oltre a una specifica attenzione a questo problema, anche la costruzione di uno status riconosciuto e autorevole.

Formazione e la didattica. Collegato al punto precedente, è quello della preparazione del personale dell’ecomuseo, sia di quello retribuito che dei volontari. Si tratta di un tipo di formazione molto diverso da quello tradizionale e cattedratico, che deve necessariamente coinvolgere anche esperienze dirette e attività sul campo. La formazione riguarda poi gli amministratori locali e tutti gli abitanti del territorio, perché è verso di loro che si cerca di trasmettere uno stile nuovo di uso del territorio. La didattica con le scuole costituirà una attività cruciale per il rapporto con parti di società altrimenti irraggiungibili.

Sviluppo di servizi e attività produttive sostenibili, tradizionali e a basso impatto. Anche se di limitata dimensione dal punto di vista economico e occupazionale, le nicchie produttive che si creano attorno a un ecomuseo sono importanti perché sono un segnale di un modo diverso di lavorare e produrre e possono creare o consolidare una rete di alleanze e solidarietà attorno all’ecomuseo, rafforzandone lo status nella società locale.

Reperimento di risorse finanziarie. Le risorse finanziarie, anche di fonte extra-locale, sono garanzia di indipendenza e contribuiscono a migliorare l’autorevolezza dell’ecomuseo. I canali che si devono costruire non devono limitarsi alle risorse finanziarie ma devono comprendere quelle relazionali, che a loro volta possono tradursi in futuro in aiuti, finanziari o in natura.

Creazione e mantenimento di reti relazionali. Le relazioni con altri ecomusei, enti locali o istituti di ricerca sono importanti non solo per le attività che si possono svolgere insieme, come ad esempio i progetti comunitari, ma perché rappresentano canali insostituibili di formazione e di acquisizione di conoscenze. E’ importante che i modelli organizzativi scelti non si riducano ad aspetti formali, ma partano dalle necessità degli ecomusei e abbiano sempre queste come punto di riferimento.

La ricerca. L’attività di studio e ricerca è una base importante sulla quale fondare molte delle attività dell’ecomuseo, serve per mantenere l’ecomuseo e i suoi animatori all’interno di un ambiente di confronto e di dibattito, garantisce maggiore autorevolezza all’ecomuseo e, in molti casi e usando le tecniche opportune, può costituire un canale di maggiore coinvolgimento e partecipazione degli abitanti.

ATTIVITÀ, INTERVENTI E INIZIATIVE DA REALIZZARE;

L’ecomuseo Il Grano in erba, stante anche le esigue basi finanziarie,  cercherà di valorizzare al massimo  il patrimonio di conoscenze e le reti esistenti, per acquisire metodologie dalle esperienze più avanzate e valorizzare/patrimonializzare le iniziative e le ricerche già attive sul territorio, realizzando socì anche un forte intervento di coinvolgimento e valorizzazione di quanti hanno già lavorato sui medesimi temi.

Le attività previste sono:
Creazione di task-force e gruppi di ricerca.

Si intende da subito creare un Tavolo di lavoro per  elaborare il regolamento, scegliere il marchio ed avviare le attività in modo programmato e condiviso dell’Ecomuseo. Tra le prime azioni ci sarà quella di promuovere l’adesione degli attori locali all’Ecomuseo.

Piano di informazione per diffondere quanto possibile il progetto e avviare una modalità di lavoro partecipata

E’ proprio la partecipazione della popolazione, assieme all’idea di territorio nel suo complesso a costituire la base del nostro Ecomuseo, La popolazione diviene per la prima volta nella storia dei musei, un partner dell’istituzione. E’ la partecipazione della popolazione che legittima l’Ecomuseo m a è altrettanto impensabile che un Ecomuseo sorga da solo, senza aiuto di strutture politiche ed economiche e di esperti. Un incontro tra poteri e popolazione è necessario poiché la partecipazione è un concetto complesso, che non si deve esercitare in una sola direzione.

Affinchè la partecipazione non resti semplicemente uno slogan e non si limiti a forme puramente rappresentative senza alcun potere ed effetto reale, sono state individuate forme e livelli ai quali si vuole coinvolgere la popolazione.

Il livello decisionale: si intende valutare in quali forme e misure la popolazione entrerà negli organismi di gestione dell’Ecomuseo nel prossimo futuro. Si pensa di attivare una forma di adesione con il versamento di una piccola quota di ingresso.

Il livello della raccolta e della conservazione: la raccolta degli oggetti, la conservazione di manufatti e siti, a differenza dei musei tradizionali, è basata sostanzialmente sulla collaborazione della popolazione, che attraverso donazioni, prestiti, apertura delle case e degli edifici rurali, conservazione dei vecchi utensili e ambienti nella loro condizione originaria, contribuisce in modo fondamentale al patrimonio dell’Ecomuseo

Il livello della restituzione e della testimonianza se la popolazione partecipa alla donazione, è giusto che partecipi anche alle fasi della restituzione (comprese le forme e i progetti per la comunicazione) che possono coinvolgere la storia degli oggetti, la memoria conservata, l’uso tradizionale, i saperi, le testimonianze dirette dei donatori e della comunità tutta

Il livello dell’accoglienza, dell’informazione e della gestione : l’Ecomuseo vuole riflettere la comunità e quindi è normale che i suoi membri se ne facciano portavoce e carico, che accolgano il pubblico, che raccontino il loro sapere e la loro visione in modo diretto e non filtrato, contribuendo a rendere viva la conoscenza e la propria identità ed a gestire in modo diretto il proprio patrimonio.
Si procederà ad avviare una serie di incontri nelle frazioni con la popolazione come momenti di  avvio volto a informare, coinvolgere, far aderire i cittadini al progetto, illustrando le modalità di lavoro e soprattutto i seguenti obiettivi:

  • Rafforzamento dell’identità locale, intesa non come difesa localistica del passato, ma invece come capacità di fare innovazione culturale, a partire dal patrimonio territoriale e storico
  • Sviluppo della propensione alla auto-cura del territorio da parte dei suoi abitanti, intesa come base per rilancio dello sviluppo e della qualità della vita locali
  • Messa in rete e valorizzazione, all’interno di circuiti e itinerari, dei beni e delle attività culturali presenti
  • Promozione del turismo sostenibile e consapevole nella zona
  • Sostegno alle attività di ricerca sulla cultura materiale, sul patrimonio architettonico “minore” e sul paesaggio culturale (ambiente antropizzato)
  • Promozione della rete commerciale esistente, in relazione alla fruibilità dei beni culturali presenti
  • Promozione delle attività produttive presenti e della relativa occupazione indotta, con particolare riferimento al settore artigiano (patrimonio di conoscenze e di competenze locali)
    Forum delle progettualità: finalizzato a individuare, valorizzare, coinvolgere tutte le esperienze e in atto sui temi del patrimonio locale, concentrando gli sforzi e le risorse ed evitando inutili doppioni.
    Contatto con Regione Lombardia e con il gruppo di lavoro sugli Ecomusei
    Contatto con Università e centri di ricerca per acquisire partner scientifici ed avviare percorsi di studio sotto forma di tesi
    Organizzazione di contatti e visite ad altri ecomusei per imparare e  dare vita a ulteriori collaborazioni
    Aiuto reciproco e tavole rotonde locali. La relazione fra saperi locali ed esperti esterni costituisce un punto nevralgico nel funzionamento degli ecomusei. L’organizzazione di tavole rotonde locali, che possono riunirsi anche più volte, con la partecipazione di un team di esperti esterni (provenienti da università e centri di ricerca ma anche da altri ecomusei) può essere una via per far entrare in contatto i due sistemi di conoscenze.
    Apertura pagina Web sull’istituendo sito associato tra i due Comuni di santa Margherita di Staffora e
    Una seconda fase di attività riguarda  le modalità di lavoro sul Patrimonio locale e quindi  sulle procedure per:
  • individuarlo
  • conoscerlo
  • trasmetterlo

Queste fasi  sono di competenza del centro documentazione e di seguito descritte.

L’ecomuseo si propone anche la conservazione e la rinaturalizzazione del patrimonio ambientale nonché la creazione e la valorizzazione di attività di sviluppo locale sostenibile.

ATTIVITÀ DEL CENTRO DI DOCUMENTAZIONE;
Un punto di forza dell’Ecomuseo Il Grano in erba è la presenza del centro Etnografico, che costituisce la base da cui partire  per organizzare le attività.
Il piano di attività ad oggi individuato comprende diverse funzioni:

  1. L’individuazione del patrimonio sarà avviata con una fase di ricerca continuata nel tempo e nello spazio e presuppone una scelta preliminare debitamente omogenea degli indicatori dell’Ecomuseo da approfondire.

L’individuazione dovrebbe seguire, almeno a grandi linee, procedure del tutto analoghe a quelle degli altri musei: ricognizione, inventariazione e catalogazione.

La ricognizione consiste in un esame a tappeto dell’ambito dell’Ecomuseo per rintracciare le singole componenti, localizzarle e quantificarle.

L’inventariazione è il secondo passo: degli elenchi ordinati di componenti da cui derivare raggruppamenti omogenei che permettono di meglio soppesare sia il gruppo, sia la specifica componente.

La catalogazione (attraverso schede molto semplificate, poco più di un inventario,) permette di fissare nello spazio e nel tempo le singole componenti individuate, a beneficio di futuri accessi alla catalogazione, sia di semplice fruizione che di approfondimento.

  1. La conoscenza del patrimonio è la seconda funzione specifica dell’Ecomuseo.

La conoscenza prevede delle fasi specifiche, di analisi, di studio e di sintesi.

L’analisi dovrà promuovere la convergenza, lo scambio e l’interazione di sguardi diversi, primo fra tutti quello di chi ci vive.

Lo studio, sarà condotto con valenze molto variegate, in sedi e da soggetti molto vari: dallo studioso professionale all’appassionato, dalle scuole di ogni ordine e grado, alle associazioni, producendo nel tempo una cultura e dei cultori dell’Ecomuseo.

La sintesi delle conoscenze è una operazione delicata e impegnativa, che dovrà essere svolta in collaborazione con esperti del settore.

Il percorso di conoscenza dovrà anche cercare e mettere in dinamica processi produttivi artigianali tipici che possano generare prodotti ad alto valore aggiunto da  vendere.

  1. La trasmissione del patrimonio e delle conoscenze su di esso sviluppate è la terza funzione che si dovrà gestire. Si partirà dalle esperienze più tradizionali, ma si cercherà anche di sviluppare modi propri.

L’attività di documentazione sarà realizzata in collaborazione con l’Archivio di Etnografia e Storia Sociale (AESS) di Regione Lombardia, attraverso apposita convenzione, e con altre strutture scientifiche; tale documentazione dovrà essere realizzata secondo gli standard e sarà promossa a livello regionale e nazionale.

Il centro di documentazione avrà anche funzione di centro informazioni per la visita all’ecomuseo, sarà dotato di spazi adeguati per la collocazione di eventuali raccolte e/o spazi espositivi e sarà essere aperto al pubblico. Si valuterà in seguito se lasciarlo nella sede attuale o trasferirlo nella vecchia scuola elementare.

ATTIVITÀ DI RICERCA, EDUCATIVE E CULTURALI COERENTI CON LE FINALITÀ E GLI ASPETTI DELL’ECOMUSEO STESSO NONCHÉ I PROGETTI EDUCATIVI E DIDATTICI;

Per quanto riguarda le attività di ricerca , si partirà da una prima individuazione e conoscenza del territorio, delle sue caratteristiche, delle sue risorse e potenzialità, delle sue problematiche e debolezze

Si metterà a punto una proposta di metodi per la mappatura del territorio e delle sue componenti e per la costruzione di banche dati e si procederà alla applicazione e sperimentazione di metodi per la conoscenza e la trasmissione.

Nel divenire del lavoro sarà possibile condurre, attraverso la necessaria raccolta di informazioni etnografiche e tecniche, una attività di animazione e diffusione dell’Ecomuseo sul territorio e stabilire contatti di scambio e lavoro comune con altre realtà, per l’impostazione delle metodologie di trasmissione dei saperi e di verifica dei risultati.

Ad un buon livello di avanzamento di questa prima attività di ricerca si valuterà la possibilità di organizzare  un momento di sintesi parziale del lavoro attraverso un convegno di studio, che ha l’obiettivo di discutere e diffondere i risultati e di formulare proposte per la prosecuzione del progetto generale, confrontandosi anche con realtà diverse.

Sulla base di questo primo anno di lavoro, si procederà con un piano ordinario di ricerca, realizzato coinvolgendo anche le Università di Agraria di Milano, Piacenza e il Politecnico di Pavia, per la possibilità di condurre le ricerche tramite tesi di studio e quindi con costi tendenti a zero.

Le attività di ricerca, educative e culturali dovranno essere progettate e organizzate per promuovere e favorire la conoscenza del patrimonio presente sul territorio e il coinvolgimento della popolazione al progetto ecomuseale.

Il processo di educazione sarà rivolto all’interno ed all’esterno dell’Ecomuseo. Si intende organizzare un percorso di “educazione” verso l’interno attraverso la partecipazione al patrimonio intesa come condivisione della conoscenza che via via si acquisisce con tutte le persone del territorio, in un verso e proprio processo di riacquisizione di sé, fatto dall’interno, superando  esperienze pssate  vissute come una  nuova forma di colonizzazione e di sfruttamento.

Una conoscenza diffusa e partecipata del valore del patrimonio è inoltre  l’unica forma di tutela e sviluppo possibile. Senza di essa, non ci sono sollecitazioni, richiami, promozioni o vincoli, che tengano: chi non conosce non può ovviamente percepire la necessità di salvaguardare. Naturalmente la partecipazione così

intesa implica, al tempo stesso, assoluta trasparenza e circolarità nella comunicazione. Fare comunità di culture significa infatti condividere a fondo nozioni e saperi e comunicare alla pari.

La comunicazione del patrimonio viene impostata come  una vera e propria forma di educazione, si rivolge sia all’interno che all’esterno dell’ecomuseo. Per questo motivo dovrà  sviluppare modi originali e tempi e adeguati, dovrà ascoltare e trasmettere, in una forma continua di interscambio e di affascinazione. E’ una comunità che rilegge sé stessa.

Non è un fine, ma un mezzo poiché è innanzitutto una specifica funzione della partecipazione.

Verso l’esterno si procederà con un piano di comunicazione anche informale, dati i mezzi finanziari, e valorizzando esperienze già in atto, come le settimane di studio realizzate con  gli istituti turistici di Pavia.

Si organizzeranno giornate di studio per gli studenti delle superiori e delle Università sul tema della conoscenza del territorio, dell’antropologia,  dell’evoluzione agraria, del turismo,  trasformando il territorio in un’aula didattica viva e inter-agente.

Allo stesso modo saranno organizzati  momenti culturali per adulti, portandoli ad una rilettura delle specificità locali, che superi il tradizionale folclore e  fornisca anche strumenti per conoscere, apprezzare e ricercare i prodotti di questa cultura, a cominciare dai prodotti tipici agro-alimentari e artigianali. E’ evidente l’implicazione di sviluppo che questa modalità di lavoro sottende.

PARTENARIATO CON ISTITUZIONI SCIENTIFICHE, UNIVERSITÀ, SCUOLE, MUSEI, PARCHI, ISTITUTI DI RICERCA E/O CONSERVAZIONE E CON ASSOCIAZIONI CULTURALI IN GENERE;

Il programma intende avviare e consolidare attraverso opportune modalità di collaborazione (accordi, intese ecc.) con:

  • Università di Pavia – Facoltà di Ingegneria, CdL Ingegneria Edile – Architettura, Corso di Sociologia Urbana e del Territorio
  • Facoltà di Agraria di Milano
  • Facoltà di Agraria Sacro Cuore di Piacenza
  • Istituto Agrario Gallini
  • INM: Istituto Nazionale per la Montagna
  • Rete dei Musei esistenti nella Comunità Montana Oltrepò Pavese
  • Associazione culturale Varzi Viva
  • Redazione e gruppo di lavoro “Dove comincia l’Appennino” redazione@appennino4p.it.
  • Istituto Comprensivo di Varzi G. Ferrari
  • Istituto IPSIA di Varzi
  • Liceo Artistico Caravaggio di Milano
  • Associazione Provinciale Allevatori
  • Rete degli Ecomusei della Lombardia
  • Eco-museo Val Taleggio
  • Parco delle Orobie Bergamasche
  • Lega Ambiente
  • Associazione Naturalistica Culturale La Pietra Verde
  • A.I.
  • Sistema bibliotecario di Voghera
  • Gruppi di acquisto solidali
  • CRAL, biblioteche

L’individuazione non è esaustiva, ma si andrà completando e arricchendo in itinere.

PIANO FINANZIARIO DI GESTIONE CHE GARANTISCA L’AUTOSOSTENIBILITÀ

Il piano finanziario sarà messo a punto dal Tavolo di lavoro in modo concertato e condiviso.

 INDIVIDUAZIONE DEI PARTNER NELLA REALIZZAZIONE DELL’ECOMUSEO E LA LORO ADESIONE;

Nelle prime fasi di lavoro il Tavolo di lavoro metterà all’ordine del giorno l’opportunità di individuare partner qualificati e le modalità di adesione. Si è valutato che è importante che prima si consolidi sul territorio questa realtà e poi, gradatamente, si allarghi.

AZIENDE CHE COLLABORANO ECONOMICAMENTE CON L’ECOMUSEO

Sarà obiettivo del Tavolo di lavoro valutare come coinvolgere aziende in gradi di sostenere lìEcomuseo,  valutando che nella nostra zona non esistono realtà di dimensione tale da poter garantire una copertura degli oneri. Si opererà molto con il volontariato almeno nella fase di avvio.

ATTIVITÀ ECONOMICHE SOSTENIBILI CHE SI INTENDE SVILUPPARE E OFFERTA TURISTICA

Le attività economiche che si intendono sviluppare rientrano prevalentemente nella valorizzazione turistica dell’Ecomuseo, e sono:

  1. realizzazione di pacchetti di studio per scuole di diverso ordine e grado, comprensive di docenti in loco, guide, vitto e alloggio presso le strutture del territorio (alberghi, agriturismi, B&B, case private)
  2. realizzazione di pacchetti di soggiorno culturale per i turisti italiani e stranieri, coordinando momenti di studio, eventi di svago, alloggio e ristorazione tipica.
  3. gite scolastiche per i bambini di un giorno, con guida e animatore
  4. iniziative particolari legate ai cicli della natura e dell’agricoltura, che prevedano la partecipazione di turisti: andata in alpeggio, raccolta dell’uva, notte di San Giovanni, notte dei morti….
  5. proposta di pacchetto da inserire in eventi di dimensione sovra-locale, anche come l’Expo
  6. vendita di prodotti tipici, sia alimentari che dell’artigianato locale (formaggi, miele, carne, prodotti orticoli, vino, cesti, strumenti musicali…), le cui tecniche produttive derivino proprio dalla ricerca condotta in loco. Questi prodotti avranno il marchio dell’Ecomuseo e saranno disponibili in quantità limitata.
  7. Pacchetti culturali legati alla conoscenza del patrimonio locale: musica, ballo, confezionamento di prodotti tipici….
  8. Week-end “Del fare e del pensare” dedicati a quanti vogliano apprendere il nostro patrimonio in termini operativi: come fare il pane, come fare il formaggio, come potare un albero, come innestare,come fare un cestino…)
  9. Offerta di guide, accompagnatori e animatori.

Ovviamente si valuterà la sostenibilità economica e funzionale di queste proposte e saranno via via attivate.

EDIFICI, STRUTTURE E SITI DA VALORIZZARE, I PERCORSI E GLI ITINERARI DI VISITA, PREFERIBILMENTE CICLABILI E PEDONALI;

Si procederà ad una valutazione del patrimonio esistente e si valuterà da quali edifici partire.

Alcune realtà sono già attive e quindi saranno i punti di avvio: sentiero del Brigante, Mulino Pelegro, Museo di Massinigo, sentiero della faina ecc.

Per quanto concerne gli itinerari si procederà all’individuazione e trasposizione cartografica di itinerari locali (trekking, ciclo-pedonali, di mobilità veicolare lenta), che connettano tra di loro beni culturali e ambientali presenti sul territorio. A titolo d’esempio sarà possibile lavorare sui seguenti temi, che costituiranno il filo conduttore degli itinerari stessi:

  • Antiche civiltà: le dominanti archeologiche (es. le fornaci romane)
  • Sentieri storici: le dominanti storiche (es. i Malaspina)
  • Tappe dello spirito: la colonizzazione religiosa del territorio (es. i santuari)
  • Civiltà delle cose: la cultura materiale (es. i musei contadini, le cascine)
  • Tracce della memoria: il passato recente (es. la Resistenza)
  • Paesaggi culturali: il rapporto uomo/ambiente (es. le coltivazioni tradizionali)
  • Cultura artigiana: il patrimonio culturale artigiano (es. la produzione del salame e del pane)
  • Sentieri geologici: le dominanti geologiche (es. i calanchi)
  • Acqua e vita: il rapporto uomo/acqua (es. le fonti, i mulini, i canali)
  • Panorami delle Terre Alte:  le terre alte viste dall’alto (es. le strade sui crinali, i passi)

 Gli  itinerari e le risorse individuate saranno trasferiti  sul sito web dei due comuni  in un formato e in una grafica adatti alla consultazione e al download da parte degli interessati (è possibile ipotizzare anche un formato utilizzabile dai navigatori GPS).

FORMAZIONE DEGLI OPERATORI, ANCHE VOLONTARI

In collaborazione con CE.L.I.T. si avvierà un piano di formazione, cercando di contenere i costi e  cercando anche di accedere a possibili sovvenzioni regionali e provinciali.

Allo stesso modo si cercherà di  far partecipare coloro che lo vorranno a seminari e  convegni sul tema  realizzati da altre realtà.

I temi che si intende mettere a punto nei  percorsi formativi sono lo studio della metodologia per il recupero dei saperi tramandati e per la trasmissione e l’applicazione del patrimonio di conoscenze ad essi collegate, la valorizzazione del patrimonio anche in termini di sviluppo socio-economico, la possibilità di partecipare a progetti anche trans-nazionali, le modalità di recupero e conservazione, le modalità corrette di  coinvolgimento della popolazione ecc.

Si valuterà anche la possibilità di far conseguire il patentino di guida turistica ai giovani del territorio che lo vorranno.

RACCORDO CON GLI STRUMENTI DI PROGRAMMAZIONE REGIONALE E LOCALE;

Strumenti di raccordo sono:

  1. Piano triennale delle opere dei Comuni
  2. PRG dei Comuni
  3. Piano di sviluppo socio economico della Comunità Montana Oltrepò Pavese
  4. Piano di sviluppo locale del GAL
  5. Piano integrato di sviluppo ai sensi dell’Ob 2 Una sosta tra i monti
  6. QU.S.T. della provincia di Pavia
  7. PTGP di Pavia
  8. Piano Paesistico
  9. PIF Piano Intervo Forestale

    RISORSE UMANE E FINANZIARE NECESSARIE PER LA REALIZZAZIONE DEL PROGRAMMA;

In questa prima fase di avvio, ci si avvarrà esclusivamente di risorse su base volontaria.

Si procederà a creare un gruppo di lavoro stabile (Tavolo di lavoro), interpellando una serie di soggetti già individuati sul territorio, sotto la super visione dei sindaci dei due comuni. Le prime attività di ricerca saranno condotte sulla base della raccolta dell’esistente, già ricco, e sulla attivazione di tesi.

Si procederà a valutare la possibilità di ritorno economico anche dalle iniziative turistiche.

Sarà questo Tavolo che metterà a punto un piano finanziario sostenibile.

Una prima ipotesi finanziaria si attesta sulle cifre di seguito evidenziate

€. 20.000 ricerca, comunicazione, documentazione

€. 10.000 attività didattiche

€ 15.000 iniziative di sistema (manifestazioni, mostre, pubblicazioni…)

MODALITÀ DI VERIFICA E MONITORAGGIO DELLO STATO DI ATTUAZIONE DEL PROGRAMMA.

I risultati concreti attesi in seguito alla realizzazione del progetto possono essere così

sintetizzati:

  • avvio della mappatura completa, ragionata e partecipata del territorio individuato
  • miglioramento della conoscenza del patrimonio culturale da parte della popolazione
  • avvio di relazioni e sinergie per allargare la consapevolezza delle comunità sull’identità e sul valore del loro patrimonio-paesaggio
  • coinvolgimento delle comunità sul tema della salvaguardia e trasmissione dei valori individuati
  • avvio del censimento e del coordinamento dei progetti e delle iniziative esistenti e compatibili
  • con gli obiettivi dell’ecomuseo
  • incremento delle iniziative per la gestione del paesaggio
  • miglioramento della qualità dell’occupazione nei settori interessati dal progetto
  • orientamento ed incremento di un turismo sostenibile ed appropriato
  • ripresa e sostegno di attività produttive tradizionali, innovative, sostenibili

Le azioni e lo svolgimento del progetto saranno oggetto di un monitoraggio continuativo operato dal comitato tecnico-scientifico che sfocerà in una  relazione annuale  di sintesi.

Le difficoltà saranno analizzate e saranno applicai adeguati interenti correttivi.

Il piano  di Monitoraggio e valutazione proposto, tenendo in considerazione il livello di gestione e organizzazione del progetto operativo, insieme con i ruoli e le competenze definite al fine di assicurare un efficace coordinamento di tutte le fasi progettuali sia dal punto di vista amministrativo e finanziario che rispetto ai contenuti, garantirà in modo continuativo, attraverso la verifica delle performance e delle caratteristiche organizzative e strutturali, l’efficienza nella produzione  dei risultati attesi.

Alla luce degli obiettivi fissati dal programma di lavoro, il costante monitoraggio e verifica dei risultati intermedi e finali appare un momento fondamentale per offrire la certezza del pieno raggiungimento degli esiti previsti in termini di esecuzione operativa per poter evitare fallimenti che sarebbero oltremodo controproducenti nei confronti del territorio.

 

I commenti sono chiusi