Chi Siamo

Comune di Santa Margherita di Staffora

Comune di Romagnese

Romagnese si trova nell'Alta Val Tidone, che interessa la zona montana dell'Oltrepò Pavese, facilmente raggiungibile seguendo la ex SS412. Non è lontano dal Passo Penice.
Romagnese si trova a 650 m di quota, prestigioso luogo di villeggiatura estiva ed invernale per la salubrità dell'aria.
In base alla tradizione che affonda le radici nella leggenda, l'antico borgo di Romagnese (Castrum Romaniense) avrebbe avuto origine da un accampamento di legionari romani, in fuga dopo la sconfitta nella battaglia del fiume Trebbia ad opera delle truppe di Annibale nella seconda guerra punica (218 a.C.).
Romagnese non è ignoto alla storia piacentina e pavese per via delle sue aggregazioni feudali. Vassalli di Romagnese furono a lungo i Landi, piacentini, per investitura ecclesiastica del Vescovado di Bobbio ed imperiale da parte di Lodovico di Baviera, nel 1327.
Il territorio fu poi dominato dai casati degli Eustachi, dei Bentivoglio, dei Riaro e dei Sanseverino.
Successivamente, nel 1383 il castello, il borgo e il territorio della Valle di Romagnese furono concessi in feudo da Gian Galeazzo Visconti al celebre condottiero Jacopo Dal Verme in premio delle sue benemerenze e delle imprese militari determinanti per l'espansione viscontea in Oltrepò, in aggiunta ai feudi di Rocca d'Olgisio (1378) e Val di Pecorara (1380).
In data ancora incerta, ma fra il 1395 ed il 1409 e prima che morte lo raggiungesse, il conte Jacopo Dal Verme promulgò gli “Statuti del Comune di Romagnesio”, un originale codice di leggi civili e penali severissime che garantì benefiche ripercussioni sulla vita sociale ed economica di Romagnese.
Il piccolo feudo Dal Verme seguì le fortune politiche della Signoria Viscontea, ingrandendosi con i territori di Zavattarello e Lazzarello fino a raggiungere la sua massima estensione con le concessioni fatte da Filippo Maria Visconti, Signore di Milano, delle città di Bobbio e delle terre di Voghera e di Castel San Giovanni, sottratte all'autorità e competenze dei Comuni di Piacenza, Tortona e Pavia.

 Romagnese

 

Comune di Menconico

Menconìco (questa la corretta accentazione, mentre quella che talvolta si trova scritta, Mencònico, è errata) ed il suo territorio fu abitato nella preistoria, poi passò nei possedimenti dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio, fondata da San Colombano nel 614.
Dopo la caduta dei Longobardi a opera di Carlo Magno, il Sacro Romano Impero costituì i Feudi Imperiali, all'interno della Marca Obertenga, con lo scopo di mantenere un passaggio sicuro verso il mare, assegnò Menconico, con molti dei territori limitrofi, alla famiglia dei Malaspina.
Quindi fece parte del Marchesato dei Malaspina fin dalla sua istituzione nel 1164, e nelle divisioni tra i rami della famiglia (di cui la prima, nel 1221, fu siglata nella casa dei marchesi proprio a Menconico), toccò al ramo dello Spino Fiorito e, tra i rami da esso generati, a quello dei Malaspina di Varzi. Questi ultimi si divisero a loro volta in tre rami, di cui uno ebbe il dominio del cosiddetto Terziere di Menconico.
Questo ramo si estinse dopo tre sole generazioni, all'inizio del XIV secolo; nonostante le proteste degli altri Malaspina, il feudo fu incamerato dal duca di Milano, e ne furono investiti gli Sforza di Santa Fiora, che in tal modo misero piede in questa zona: essi erano destinati a divenire feudatari di gran parte dell'alta valle Staffora (fino al 1797).
Fece poi parte sotto i Savoia della Provincia di Bobbio inserita in Liguria sotto il dipartimento di Genova.
Comunque Menconico mantenne il suo territorio determinato dalle divisioni tra i Malaspina, che corrisponde quasi esattamente all'attuale comune. Nel 1859 entra a far parte della provincia di Pavia e quindi della Lombardia come circondario di Bobbio fino al 1923.
Solo nel 1929 la frazione Bersanino passò al costituendo comune di Santa Margherita di Staffora.

Menconico

Comune di Brallo di Pregola

Il territorio dell’attuale comune del Brallo di Pregola si trova in quel tratto di Appennino che si usa indicare "delle quattro province", luogo d’incontro dei dialetti e delle tradizioni liguri, lombarde, emiliane e piemontesi, ricco di suggestioni e di memorie storiche, alle quali fanno da sfondo scenari naturali di incomparabile, selvatica bellezza.
Anticamente questa zona era abitata da quelle fiere tribù di Liguri che gli storici romani chiamavano indomabili, le stesse che fornirono aiuti e guide ad Annibale, durante la seconda guerra Punica. C’è ancora un sentiero sui monti chiamato "La strada di Annibale" e la leggenda narra che gli eserciti cartaginesi erano accampati a Pian dell’Armà, prima della battaglia del Trebbia. In una cartina militare dell’esercito Romano relativa alla IX Regio ed al tracciato della via Aemilia Scaura, è segnalato l’abitato di Precele, l’attuale Pregola, che da sempre domina la Valle Staffora dall’alto dei "sassi neri" dai quali prende il nome; Prea Groa significa, infatti, pietra corba, pietra nera.
Sulla rupe di Pregola sorse, durante il Medioevo, il castello dei Marchesi Malaspina, che ressero il territorio in nome degli Imperatori del Sacro Romano Impero, dalla caduta dei Longobardi fino alla Rivoluzione Francese. L’antica fortezza, purtroppo non esiste più, andò distrutta a causa di un incendio, verso la fine del XVII secolo. Al suo posto fu eretta l’attuale casaforte, che sorge nei prati ai limiti del borgo.
Nel 1848 come parte della Provincia di Bobbio passa dalla Liguria al Piemonte, nel 1859 entra a far parte della Provincia di Pavia e quindi della Lombardia, nel 1923 passa alla Provincia di Piacenza e quindi all’Emilia Romagna e poi ritorna nel 1925 alla Provincia di Pavia e alla Lombardia.
Successivamente si sviluppò il nuovo centro di Brallo, sul passo omonimo, e il comune nel 1958 prese il nome di Brallo di Pregola che racchiude il nome dell’attuale e dell’antico capoluogo.

Brallo di Pregola

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